Non in tutti i luoghi di interesse turistico la cultura si intreccia così strettamente con la gastronomia.

Le popolazioni alpine italiane, tuttavia, sono fiere delle proprie specificità gastronomiche quanto lo sono di quelle culturali. Il cibo è un modo di mantenere una propria identità, una forma di memoria collettiva che va di pari passo con l’identità e la memoria familiare. Il legame con il territorio, anche qui, è fortissimo. I prodotti sono strettamente locali, come le tradizioni enogastronomiche, contribuendo a creare un caleidoscopio di ricette regionali e locali che spesso variano da paese a paese. Per noi tutti, abituati ad un limitato assortimento di gusti e di alimenti, legati alla disponibilità presso la grande distribuzione, risulta quasi incredibile la varietà di erbe e fiori spontanei, le molte specie locali di zucca, radicchio, cavolo, oltre a specie mangerecce spontanee di funghi, frutta e verdura, utilizzate quotidianamente nella cucina dei paesi dolomitici. Oltre a questi ingredienti della tradizione, troviamo formaggi, salumi e carni dalle lavorazioni e dai profumi strettamente legati alle modificazioni del territorio.

 

Molte sono le sementi antiche coltivate solamente in alcune ristrettissime zone delle Dolomiti; la biodiversità ancora ricchissima di questi luoghi è proprio quello che rende il turismo enogastronomico in queste zone un’esperienza assolutamente unica.

La strenua difesa delle tipicità enogastronomiche, ancora una volta, è il segnale del legame profondissimo che c’è fra questi territorio e le genti che lo abitano.

 

 

E la salvaguardia dell’ecosistema?

 

La vista di un gregge di capre o di pecore, accompagnato dal suono dei campanacci, potrebbe sorprendere il turista “purista”, così come la vista delle fragilissime malghe alpine. E’ un preconcetto comune che un luogo di interesse naturalistico non debba essere abitato nè utilizzato come pascolo, nè per alcuna coltura. Tuttavia, la difesa di molta della biodiversità delle Alpi può essere attribuita proprio ai metodi tradizionali di coltivazione e alla transumanza - la migrazione stagionale delle greggi dalle vallate ai pascoli alpini.

 

Il pascolo mantiene praticabili i campi e i prati e introduce un importante elemento di “disturbo” che attira molte specie di uccelli, insetti impollinatori e quindi, specie di piante selvatiche. Inoltre, c’è grande interesse da parte degli scienziati che sperano, grazie alla biodiversità, di aumentare e rendere più sostenibile la produzione alimentare per scongiurare lo spettro della sovrappopolazione, del depauperamento dei terreni e dell’inquinamento.

 

Il profondo equilibrio tra produzione alimentare ed ecosistema presente in questi luoghi è una costante fonte di ispirazione in questo senso.